Se indaghiamo con l'occhio dello scettico .....
“ La
vita è un mistero:
Più ti ci addentri
e più si infittisce.
Non
puoi ridurlo
a una formula,
non puoi ridurlo a una teoria.
Non
diventerà mai una dottrina.
Più scendi in profondità in quel
mistero
e più ti senti ignorante;
ma quell’ignoranza ha una bellezza
assoluta,
è una
benedizione,
perché in quel non -sapere il
tuo ego muore.”
Osho
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I sogni hanno una struttura diversa dal pensiero cosciente, sono solo orpelli di realtà, decorazioni che si aprono a paesaggi inconsueti. Tuttavia esistono nella loro virtualità, forse in qualche modo sono connessi col tempo:
“ Mi
rammento assai bene il caso di un professore in seguito ad un’improvvisa
visione, si era messo in testa di essere matto . Egli vene a trovarmi in
seguito ad un panico totale. Io mi limitai a prendere da uno scaffale un libro
stampato quattro secoli prima e mostrargli un antica incisione che raffigurava
esattamente la sua visione. < lei non ha alcun motivo da ritenersi
matto> gli dissi. < La sua
visione era già nota quattro secoli fa.>
A queste mie parole, egli si lasciò cadere sopra una sedia
completamente rilassato e di nuovo normale.
Jung L’uomo e i suoi simboli
pag 53
Abbandoniamoci
agli ambienti onirici ed osserviamo la meraviglia dei messaggi metafonici,
evitando criteri di verità/falsità, poiché questi messaggi sembrano
sovrastare una genesi individuale, se
le comunicazioni metafoniche ci trasmettono informazioni nuove, lasciamo che
ci parlino senza domandarci della fonte. D’altronde saremo sempre sospesi
nel vago dell’altrove, ci sgomenta supporre un effetto senza causa: un dove
senza luogo, una scia che non si
lascia comprendere, nè misurare.
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Nell’analisi di
laboratorio dei frammenti metafonici, troveremo soltanto l’impronta di
frequenze:
aberrazioni percettive,
segnali atipici. Se indaghiamo con l’occhio dello scettico ad oltranza
reperiremo soltanto indicatori apocrifi assimilabili al rumore,
sovrapposizioni, suoni, voci più o meno chiare,
che poi non dicono nulla, se non considerati con la mente dell’antropologo,
del linguista, o delle mamme che praticano la metafonia, perché le presunte
voci dell’aldilà sono come i
contenuti del sogno hanno un significato simbolico. Un tracciato
elettroencefalografo non ci dice
nulla dei vissuti di un paziente ( non si può racchiudere l’amore in un
tracciato, o in un test proiettivo), si tratterebbe, invece, di recepire il
linguaggio nella sua essenza più profonda, di accogliere l’efficacia
simbolica dell’ospite desiderato da alcuni e sgradito da altri. Se le
comunicazioni metafoniche non sono casuali, ma linguaggi avveduti come penso
che siano per una ristretta parte di esse, e rispondono alle domande dell’interlocutore
manifestando una volontà autonoma, allora
sono linguaggi intelligenti diretti al destinatario.
Accostandomi a M. Heidegger e Derrida potrei asserire che
nella metafonia ciò che è tramontato si fa linguaggio puro, grazie alla
parola i morti vivono in noi: “ la
lingua è quanto permane in noi.. Qualsiasi siano le forme dell’esilio”
. J.Derrida ( l’ospitalità di Anne
Duformantelle).
Quando perdiamo qualcosa d’importante, un affetto, un grande
amore non ci resta che nominarlo, ma ciò non significa che il nome abbia una
valenza minore dell’oggetto perduto: “ Il
Nominare non distribuisce nomi, non applica parole,
bensì chiama entro la parola… E tuttavia quel che è chiamato non
resta sottratto alla lontananza… il chiamare è sempre un chiamare presso
e lontano; presso: alla presenza; lontano all’assenza… Quale
presenza è la più alta, quella di ciò che sta
fisicamente d’innanzi o quella
di ciò che è chiamato? ” M.
Heidegger . In cammino verso il linguaggio. Biblioteca di filosofia Murisa
pag 34
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La voce metafonica è una presenza più alta della presenza
fisica, anche se la morte è un esilio permanente. La morte se confrontata con
la vita è l’espulsione dell’esistenza in un non luogo, in un altrove,
vago, così la voce metafonica chiama l’impossibile, chiama oltre la vita,
si manifesta in “un chiamare presso
e lontano”
poiché è uno iato che “…non resta sottratto alla lontananza...” ma abita il
linguaggio più intimo.
L’uomo è crepuscolo, è uno straniero che viaggia al
calar del sole, ogni attimo che vive è una scia che si dissolve nel mare. “Quel che è grande nell’uomo è che egli è un ponte e
non una meta: quel che si può amare nell’uomo è che egli è transizione e
tramonto”. (Nietzsche : Così
parlò Zarathustra pag. 7 Grandi tascabili economici).
Se vogliamo essere un ponte sul confine e non una meta non
possiamo che inseguire una metafora, un frammento, un’aporia dell’esiliato:
quest’impronta, forse è una metonimia, un passo che torna, così la
metafonia ci riporta alla “parola ”…quanto
permane in noi…” dell’altro. La metafonia è lo spazio impossibile
dell’amore, un' orma sfumata, forse un luogo in cui si dissolve ogni
confine. La metafonia chiama l’assente nella parola: “ …solo
che questo chiamare a sé è l’appello
nella lontananza, nella quale ciò che è chiamato permane come l’ancora
assente” (M. Heidegger op cit pag 34).
E’
l’assenza struggente che ci riporta l’amato dentro la parola. Il
significante è separato dal significato dalla
barra saussuriana: Significante/significato. Questa barra ci indica una
rottura, piuttosto che un rapporto come era in Saussure, ma quella lacerazione
riesaminata da J. Lacan assume connotazioni originali: “…del segno anzitutto in quanto connota la presenza o l’assenza,
apportando essenzialmente
la e che li lega, poiché connotando la presenza
o l’assenza , istituisce la presenza su fondo d’assenza, così come
costituisce l’assenza nella presenza”. Lacan (Scritti II la direzione
della cura pag 589 Enaudi)
Per
Lacan è come se il significante parlasse la morte, ogni segno è lì dove
manca qualcosa, anzi ci dice che quel qualcosa non c’è. La parola per Lacan è un grido su
di un’assenza irriducibile, che tuttavia rende possibile la presenza della
parola nel significante. La metafora è l’unico stralcio di senso che
possiamo avere quando il significato è inaccessibile; nella metafonia l’assente,
cioè l’altro, che ,tuttavia, lascia la sua impronta nel linguaggio, graffia
l’assenza e restituisce una presenza instabile che si fa carne della parola.
Quando parlo di assenza non intendo qualcosa che non c’è, ma
qualcosa che non è assimilabile o percepibile ai sensi, nondimeno si
prospetta macchiando il linguaggio. Riporto un messaggio metafonico ricevuto
nel mese di settembre 2003 nel quale l’assente si fa presente in un ordine
di interazioni ed addensamenti semantici strutturalmente organizzati. “Tu mi lasci detto… Nei fiori di ieri, buon lavoro Luca, siamo vicini
tutti, Ester con Zio, si Luca qui…
…Ho passato…Tutti passati di
mondo parenti… conoscerete finché non vi passate la via…Io lo so
a tutti che sta linea
divisione. Subentra, ma quante volte la presunzione vi aveva diviso.
Di qua, di più è il vuoto che ha come risolverlo. Scambiatevi
energie dei testimoni le
vite dei libri di bibbia: il
successo.”
Intanto
riporto quanto mi ha scritto la Signora -
mamma di Luca - la Signora
che era venuta a trovarmi per comunicare con il figlio, descrivendomi,
in seguito, quanto gli era accaduto il giorno precedente.
E-mail
19 Dicembre 2003
23,Settembre 2003,ore
8.00
Prima
di uscire di casa,prendo la foto di Luca che sta sul tavolinetto,vicino ai
fiori e ad una lampada accesa,la stringo al mio cuore e parlo con Luca
Gli
chiedo perdono per non riuscire a mantenere le promesse che gli faccio,(quelle
di non piangere) e poi gli dico Tesoro mio, tu sai che io soffro tanto la tua
mancanza,ma sai pure che sarei felice di sapere direttamente da
Te che stai bene veramente come tutti dicono. Non è tanto la
tua mancanza che mi fa soffrire,posso pensare che sei lontano e che un giorno
ritornerai e ti potrò riabbracciare, quanto, il non sapere ,con certezza,
che hai smesso di soffrire...
Mentre
questi ed altri pensieri rivolgevo a Luca da un candela spenta posta sul
tavolinetto,noto qualcosa di strano,mi asciugo gli occhi e guardo
attentamente.....una lieve nuvoletta di vapore,come quella che si può notare
d'estate sulle spiagge,veniva fuori dalla candela spenta e si innalzava fino a
fuoriuscire da uno dei tre rametti di singapore che erano posti accanto.
Sono
rimasta un pò turbata e come per ispirazione ho acceso la candela
(che avevo comprato a San Giovanni Rotondo),ho ammirato ancora un pò il
fenomeno,che innalzandosi,assumeva la forma di una vignetta come
quella che racchiude le parole nei giornalini.
Sono
andata quindi al cimitero e continuando il discorso ,la stessa
supplica l'ho fatto a Padre Pio :Fammi sapere che Luca sta bene!.
Scendendo,mi
sono fermata presso la sua statua, a Vaccarella,ho deposto dei fiori ai suoi
piedi (il 23 settembre è il giorno in cui è morto Padre Pio
e
mi sono soffermata per alcuni minuti .Seduto accanto a
me,sulla panchina c'era Fra' Stefano, lo conosco , ed avrei voluto fargli
qualche domanda,ma pensando di distoglierlo dalla preghiera,l'ho
salutato e stavo per andare via ,quando lui mi ferma e mi dice:Signora
,posso dirle una cosa? Certo ,dico io!
Allora,lui,prende
le mie mani fra le sue e stringendomele
dice : “Ho sentito Padre Pio, mi ha
detto di dirle che SUO FIGLIO STA BENE”.
La
commozione è stata tanta, non so spiegarmi come tutto questo sia avvenuto,mi
è sembrato un sogno eppure ero sveglia e tutto è accaduto a me!!!
La
sera poi,abbiamo fatto metafonia e sai il seguito. secondo te c'è un
collegamento?
Non
mi piace raccontare queste cose perchè passato il momento,penso che sia
tutto frutto della mia fragilità:PERO' I SEGNI SONO TANTI!!!!!!!!!!!!!! Tu
che guardi la cosa dal di fuori,cosa ne pensi?
Un
forte abbraccio Sara


Il
contatto metafonico si è svolto in tarda serata superando la mezzanotte, la
lettera della signora rivela una rete di connessioni significative tra gli
eventi descritti, ( ne sono venuto a conoscenza in seguito, giacchè la
signora sa che io ho un pensiero non religioso)
una lampante sincronicità junghiana; se pur potrebbero esserci delle
coincidenze piuttosto rare, nulla ci vieta di pensare la possibilità che non
lo siano affatto. Non voglio dare un’interpretazione religiosa, giacchè ho
una visione laica della vita, ma ritengo importante considerare tutte le
interazioni che si evidenziano nel suo racconto episodico e che sono l’antefatto
del messaggio che sto per descrivere.
Nella
metafonia la parola è senza
referente, poiché proviene da un non luogo – “Di
qua, di più è il vuoto che ha come risolverlo” Il messaggio,
inizialmente si riferisce ai miei
parenti - “Tutti
passati di mondo parenti…” -
i congiunti sono transitati dal mondo trovandosi in quel non luogo insieme al
soggetto dell’enunciato, “Luca” , il quale nomina persino mia Zia Ester.
La parola “conoscerete” non si riferisce soltanto ai parenti, anche se
sembrerebbe essere rivolta a “Tutti
passati di mondo parenti”, ma
presenta più di un significato, si riferisce anche a
ciò che sta oltre il Linguaggio e si presenta legittimamente senza
oggetto. Una parte, del messaggio era diretto al
pensiero della signora presente durante il contatto, la mamma di Luca.
“Tu
mi lasci detto… Nei fiori di ieri”
Luca si riferisce ai fiori che la signora Sara aveva portato la mattina del giorno precedente al cimitero , evento a me sconosciuto prima del messaggio .
Immagine
fotografata da mamma Sara , che in un messaggio metafonico fatto molto
tempo prima , il figlio Luca le disse: Mamma
sono nuvola vicino a te .Ti dico grazie .
Incomincerò
l’analisi strutturale del messaggio metafonico di Luca, prendendo in
considerazione ogni relazione significativa.
La
mamma aveva chiesto il giorno prima:
“…sarei
felice di sapere direttamente da Te che stai bene veramente
come tutti dicono. Non è tanto la tua mancanza che mi fa soffrire,posso
pensare che sei lontano e che un giorno ritornerai e ti potrò riabbracciare,
quanto, il non sapere ,con certezza, che hai smesso di soffrire”.
Nello
stesso tempo la signora si domandava in che luogo si trovasse Luca. Il figlio
le Rispose: “Tu
mi lasci detto… Nei fiori di ieri…”.
Proseguo
con l’analisi semiologica del messaggio.
C’è una equivalenza tra le
due unità costitutive “Ho passato”
e “tutti passati parenti”
La funzione predicativa assimila i due contenuti passati, legando i
miei congiunti alla vicenda umana di Luca conclusa prematuramente: “…siamo
vicini tutti, Ester con Zio, si Luca qui……Ho
passato…Tutti passati di mondo parenti… conoscerete finché non vi passate
la via…
Ma si spinge
oltre, poiché l’accostamento tra
“ho passato” e “tutti passati” rinforza e stratifica la funzione predicativa
“passare”
espandendo il verbo oltre la dimensione del reale, che sarà chiarito
in conoscerete
finché non vi passate la via.
Il
messaggio afferma che sarà possibile acquisire
questa conoscenza, quando ci si troverà fuori dalla percezione umana,
in un luogo inesprimibile ai sensi, ma c’è una condizione affinché questo
avvenga, e cioè quando la vita sarà conclusa: “passato” - “passati”
– “ passate”. Una
assenza lacaniana, che nell’impossibilità di accedere al senso, si condensa
nell’iterazione di: “passato” - “passati”
– “ passate. Quel senso non può essere assimilato dal nostro
vocabolario. Conoscerete ciò che è dopo
la vita e intorno alla vita, solo quando sarete passati, questa è la
condizione, il significato per noi resta
sbarrato. L’algoritmo Saussuriano S/s ( Significante/significato) è di tipo
lacaniano, Il significato è mancante. Si
evidenzia una rappresentazione metaforica
di un soggetto per noi assente:
“La morte è oltre ogni morire” M.
Heidegger op cit pag 35 36
Noi siamo fermi all’oggetto del morire, ciò che è più in là è inassimilabile, è fuori dal linguaggio. E’ importante semantizzare l’iterazione dei tre segni, che genera il senso profondo dell’unità discorsiva di questa comunicazione metafonica e cioè il rapporto tra l’aldiquà e l’aldilà.
L’iterazione genera per analogia il
senso dell’oltre, un trascendere la memoria,
che si percepisce dalla materialità del significante,
non dal senso passato che né accenna appena il significato, ma dal suo
eco reiterato che si dilata da passato a passati, da io a tutti. Il
significato viene iconizzato. “Io ho passato” , “tutti
passati parenti”, si scivola come nel vento dell’irrealtà, nella
disfatta del presente. Il significato assente non può essere
enunciato, né rappresentato, ma solo iconizzato.
“Tutti”
“passati” (ti)
(ti), l’interazione fonica è uno stacco iterato che accentua il
distacco ed evoca il limite, la divisione, l’impossibilità umana di accostarsi all’oggetto estraniato ormai metaforizzato
nell’anima. S/s la
barra saussuraina sta non per un
rapporto, ma per una rottura,
dove è impossibile accedere “ E’
singolare il frammento (vi), è un
portatore di senso, sta ad indicare
una trasformazione del significato fraseologico: più che passate voi la via,
passate voi attraverso la via.
“Vi” e “via” si semantizzano nell’interazione fonica (vi) - (vi -
a), come nelle equivalenze dei timbri, delle altezze, dell’intonazioni e
degli accenti che si riscontrano nelle poesie, dove i suoni interagiscono con
i campi semantici.
Il senso che deriva da un suono è qualcosa di più
sfumato, di indefinibile; in questo caso il significato profondo che cerchiamo
è in un sistema inclusivo che espande il senso dalle parole ai suoni
delle stesse. I suoni poi lo sfumano, lo deformano, lo dissolvono in
gradazioni varie. La reiterazione fonica è una
inclusione del senso che dissolve
“Vi” in “Via”” (conoscerete finché
non vi passate la via) spiritualizzando questo scioglimento dell’essere.
Il frammento (vì) si congiunge e si dissolve in via,è un suono che si apre
sulla (a), ne viene fuori una macchia di colore graduata. Ecco il nuovo senso:
passate dentro la via, è un
intorno che sa in parte di dentro, che si liquefa attraverso il passaggio, un
elemento che non è contenibile nella parola, ma che
fugge attraverso la sua metafora. Qualcosa
che è priva di confine, dove non c’è più un dentro, né un fuori, ma solo
un intorno.
C’è
una differenza rilevante tra passare la via e passare attraverso la via, all’interno/esterno,
poiché non è un semplice transitare, ma muoversi intorno al confine, essere
intorno e dentro la via. L’interno/esterno sa di cuore, di
anima. L’interno/esterno si metaforizza nell’anima: conoscerete
finché non passate attraverso l’anima. Semplicemente c’è una linea che
divide, che non permette di spingersi oltre, come se la vita
collasserebbe prima di raggiungere quel luogo e forse questo è il
senso della morte. “…Nel
tempo immaginario, invece, non ci
sono né singolarità, né confini…”
Stephen Hawking
LA TEORIA DEL TUTTO (Rizzoli 2003 pag 131). Mentre Hawking riferendosi al
tempo immaginario da una connotazione matematica, io vorrei estrapolare questo suo concetto del tempo,
trasponendolo in un tempo semantico indefinito di un luogo indeterminato,
quindi ripropongo il termine immaginario nella sua pura accezione linguistica.
Nella
nostra dimensione c’è un inizio ed una fine, una linea che divide, nel
tempo immaginario ( non nel suo valore matematico) non ci sono più confini.
Passare non sta più per passaggio né per oltre,
ma dissolversi nell’eternità
“ L’inaccessibilità del significato aldilà, struttura
una correlazione semantica di tipo inclusiva sullo stesso sfondo
significativo. “a tutti
che sta linea divisione. Tutti siete divisi dall’anima!
Subentra, ma quante volte la presunzione vi aveva
diviso” Ma
stranamente questa divisione ha nel messaggio un significato sovrapposto,
ci riporta alla divisione dall’anima, ma si riferisce anche agli
uomini divisi dalla presunzione, come può un essere disunito, scisso
comprendere una divisione molto più grande?
Divisione e diviso sono entrambi un’unità semantica, la struttura
profonda del messaggio genera un ulteriore correlazione.
“Linea divisione” separa
l’aldilà dall’aldiquà, separa gli uomini dalle anime, come separa gli
uomini dagli uomini, separa gli uomini dall’energia universale, sempre se
riferita al tempo reale e non a quello immaginario.
Si
ha la divisione nella presunzione
che separa, come si è divisi dall’anima, com’è diviso l’aldiquà
dall’aldilà “Diviso”
e “divisione sono due separazioni inclusive, come i luoghi di confine nei paradossi percettivi di Escher.
L’iniziale equivalenza tra i
tre passati viene strutturalmente iterata in “diviso”
e “divisione”. Poiché passare avviene attraverso la divisione. C’è
una struttura fondamentale che lega il senso del messaggio e di conseguenza
mette in crisi la domanda della madre di Luca sulle eventuale felicità del
figlio, un termine che ha solo un senso
nel tempo reale, ma sbiadisce subito nel tempo immaginario. Il senso che
cerchiamo non è più negli elementi isolati del discorso, ma nelle relazioni
strutturali.
“Se
i miti hanno un senso, questo senso non può coesistere negli elementi
isolati, che entrano nella composizione, ma nella maniera in cui tali elementi
sono combinati. Queste proprietà non possono
essere ricercate se non al
di sotto del livello abituale dell’espressione linguistica… Claude
Levi – Strauss Antropologia strutturale.
La struttura dei miti pag 236. Il saggiatore
.
Si può constatare che il messaggio metafonico è strutturalmente
organizzato, non è dovuto alla combinazione casuale di frammenti radiofonici.
Questo corpo significativo: “diviso”
e “divisione” che raffronta e uguaglia due circostanze diverse viene
anticipato da “Subentra” che precede nuovamente il campo semantico “divisione”
traslandolo in un altro contesto. Vuol significare che la divisione, non è
solo un concetto isolato e riferito alla separazione dimensionale dei due
mondi, ma subentra nelle relazioni umane.
La divisione umana dovuta alla presunzione
di ciascuno è inclusa logicamente
ad un sistema logico super - ordinato: divisione dimensionale. Si
presenta una doppia iscrizione del
linguaggio: una equivalenza ed un’inclusione
del primo elemento in un sistema più ampio.
La sua struttura profonda è disseminata nei significati più profondi
del linguaggio, si lega ad altri
messaggi, è un elemento generativo.
Questo
elemento semantico unifica l’intera comunicazione metafonica, intersecandosi
con “passato” e “passate passati”, poiché chi passa è oltre la divisione. Quindi
diviso - divisione, passato – passate passati. Questa unità costituiva
genera il senso ultimo “Di qua, di
più è il vuoto che ha come risolverlo…
E’ interessante osservare l’iterazione
anaforica di
e di insieme alle due
accentazioni iterate di qua
e più, l’iterazione unisce ed
espande il vuoto, che ha un energia spirituale,
dove il vuoto metafora
della morte possiede la risoluzione
della vita; forse è la coscienza
che risolve il vuoto. A tal
proposito vorrei citare una parte di un messaggio metafonico ricevuto l’11
novembre del 2003. “Continuazione meta che si smonta e poi c’è un varco… Questo
secondo messaggio ci riporta ad una meta, che non è una fine, poiché
continua, anche se la morte smonta una parte d’esistenza nella sua frattura.
Ci riporta al concetto di morte e rinascita, la “linea divisione e la
meta che si smonta, poiché nel tempo immaginario non c’è più
confine”…il vuoto che ha come
risolverlo…” “…e
poi c’è un varco…” si ripresenta in questo secondo messaggio
secondo un modello derridiano una disseminazione di significati, non c’è
una casualità statistica, ma una organizzazione strutturale, una realtà che
non risponde ai presupposti di Morocutti.
“Beati
i Coloni svegli del martirio, non ti sento più, ne belli palazzi che però a
noi altri non servono più, né che passano” Questo messaggio che si
riferisce ad un mio discorso personale antecedente al contatto metafonico,
iscrive un senso più vasto, riferendosi sempre alla precedente
costante semantica, torna nuovamente il verbo
passare nella sua accezione significativa.
In
un contesto lontano, in un frammento di 2000 anni fa troviamo la stessa
radice: “la Divisione nel tempo reale e l’unità del tempo immaginario”.
Se saprete unire il diviso “ Un uomo
gli disse: ‘parla ai miei fratelli, affinché dividono con me i beni di mio
padre.’ Lui gli rispose: O uomo
chi ha fatto di me un divisore” ? -
Se saprete trasformare il due in
uno, diventerete figli dell’uomo” Il
quinto Vangelo.
Il vangelo di Tommaso Macro edizioni pag 69 -
85.
Se
saprete superare la divisione “diventerete
figli dell’uomo”. Così
la conclusione del messaggio precedente si riferisce alla vita che pullula
nelle mitologie antiche, poiché i “libri
di bibbia” sono archetipi universali che vivono, e Cristo è un soggetto
incluso alle strutture bibliche. “…Scambiatevi energie dei
testimoni le vite dei libri di bibbia:
il successo.”
v
Luca: “sta linea divisione”.
Subentra, ma quante volte la presunzione
vi aveva diviso.
v
Cristo: “dividono con me i beni di mio padre”.
“O uomo chi ha fatto di me un divisore”

Gli
elementi semantici dividere ed unire sono interconessi con il vangelo di
Tommaso, non solo in questo breve episodio narrativo, ma in tutta la struttura
narratologica, poiché è un elemento semantico fondante disseminato tra le
sue parti. Così come nel Buddismo.
La frase conclusiva di Luca acquista se riferita
al vangelo di Tommaso un significato mitologico strutturale profondo;
“… Siccome un mito è composto dall’insieme delle sue varianti, l’analisi
strutturale dovrà considerarli tutte alla stessa stregua” Claude
Levi – Strass op cit. pag 243. Il senso nel mito non nasce
secondo Levi – Strass dagli elementi isolati, ma dalle combinazione
delle parti.
Considerando
che la prerogativa di questa voce metafonica è di discreta qualità fonica,
per cui il livello interpretativo è quasi nullo, trovo singolare,
coerente e non casuale la
sua unita discorsiva. Concludo che la meravigliosa interconnessione, nonché
il nominare mia zia, la presenza di riferimenti
personali, non possono a mio avviso essere soltanto il frutto di una
accozzaglia di frammenti interpretati soggettivamente.
Il
suo linguaggio come quello dei miti
ci riporta alle radici della parola. Il
messaggio metafonico è stato codificato al computer mettendo in lo-op ciascun
frammento e intervenendo su alcuni filtri parametrici. Inizialmente non ho
ascoltato globalmente il messaggio
per evitare interazioni personali,
ho dettato alla mamma di Luca frammento per frammento, ciò che
ascoltavo, evitando una percezione fraseologica d’insieme, proprio perché
potevo, in tal caso pervenire
ad una possibile ricostruzione inconscia dei suoi sintagmi.
In seguito, dopo due mesi ho analizzato il messaggio seguendo una
procedura sistematica.
” Ogni mito possiede quindi una struttura a molti piani..
sorgerà un numero teoricamente infinito
di piani… il mito si
svilupperà come a spirale, finché l’impulso intellettuale
che gli ha dato origine non
sia esaurito ” … Claude Levi
– Strass op cit. pag 258.
Qual è “l’impulso intellettuale” che sta a monte
al linguaggio metafonico e mitologico? Accostare la metafonia all’analisi
strutturale del linguaggio, sia alla ricerca Levi- Straussiana del mito vuol significare
considerare le voci metafoniche come essenze profonde del linguaggio. “… Eppure
questi miti in apparenza arbitrari, si riproducono con gli stessi caratteri, e
spesso gli stessi particolari, nelle diverse regioni del mondo” Claude
Levi – Strass op cit. pag 233. Nel
messaggio di Luca notiamo proprio questo aspetto, delle relazioni strutturali
che ci riportano sino alla preistoria dell’uomo, al mito della rinascita,
che ci fanno pensare, non solo quanto afferma Claude Levi –
Strass, nell’analisi strutturale dei miti, ma agli archetipi Jughiani.
Sarebbe bellissimo discendere la scala del tempo sino
alle culture preistoriche, ma non è possibile farlo in questo articolo.

Nella metafonia “l’impulso
intellettuale” che procrea il senso più intimo della
voce metafonica al contrario della sua fisicità manifesta, pare trascendere la storia, sembra che quella voce non appartenga
più a nessuno, ha l’aspetto dell’eterno.
" …il vento spira dove vuole e ne senti la voce; ma non
sai né donde venga né dove vada…" Gesù Cristo
Quel messaggio rassomiglia ad una spirale che si apre
nello spazio virtuale e “spira dove
vuole e ne senti la voce”,
ma non conosci la sua genesi, tuttavia ne avverti le conseguenze. Il suo
senso non può essere contenuto dal messaggio, ma si apre ad un fascio di
relazioni infinite, di sensi compiuti ed incompiuti.
Sembra d’evocare un mondo platonico, alla stessa maniera di come R.
Penrose considera eterni gli oggetti matematici:
“…Sembrano avere non di rado una
profonda realtà, del tutto sottratta alla volontà di un qualsiasi
matematico. E’ come se il pensiero umano fosse guidato, verso una qualche
verità esterna, eterna: un verità dotata di una realtà propria e che è
rilevata solo in parte a ciascuno di noi.”
Roger Penrose: La mente nuova dell’Imperatore.
Superbur scienza pag. 134
La
voce metafonica forse proviene da
molto vicino, dal mondo fisico, ma il suo senso rimanere lontano, metafisico.
Le voci metafoniche sono in parte
causate da molteplici cause fisiche, forse
si formano atipicamente durante le trasmissioni
radiofoniche, viaggiano nei messaggi in codice delle navi, nelle conversazioni
radioamatoriali, come afferma Morocutti, derivano da qualsiasi emissione
sonoriale ed elettromagnetica, niente di soprannaturale, ma paradossalmente le
significazioni più intime sembrano trascendere questa loro
sobria pochezza fisica: “Ciò
che un popolo può esprimere ha soltanto un valore storico:
è la sua riuscita nel divenire. Ma ciò che non può esprimere, il suo
fallimento nell’eterno, è la sete infruttuosa di se stesso… E’
possibile che lo stesso significato viva e muoia
nelle ramificazione verbali di
un ceppo di indefinito”? E.
M. Cioran Sommario di Decomposizione ( Apoteosi del Vago pag 47)
Dott. Nicolò Schepis
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